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DIPINTI

PIETRO LABRUZZI, Portrait of Giacomo Giustini Holding a Plan of the Church of San Michele Arcangelo in Castel Madama
PIETRO LABRUZZI, Portrait of Giacomo Giustini Holding a Plan of the Church of San Michele Arcangelo in Castel Madama

PIETRO LABRUZZI ROME 1739 -1805

Ritratto di Giacomo Giustini con la pianta della Chiesa di S. Michele Arcangelo a Castel Madama
Olio su tela
100 x 73 x 5 cm
Firmato alla base del progetto: Pietro Labruzzi Romano dipinse Reca iscritto, nel cartiglio a destra: All’Ill.mo …….Il Sig. Giacomo Giustini …….Castel Mad.
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Maggiori informazioni

La chiesa di San Michele Arcangelo a Castel Madama fu edificata nel 1775 dall’architetto Pompeo Schianterelli; Pietro Labruzzi eseguì negli anni novanta del Settecento la pala dell’altar maggiore dedicata al Santo patrono (oggi posta nella Chiesa di San Lorenzo), sostituita nel 1866 da una copia del San Michele di Guido Reni realizzata dal pittore austriaco dell’Ottocento M. Hardtmuth.
Il Giacomo Giustini qui ritratto potrebbe quindi essere il committente che commissionò la pala al Labruzzi, in considerazione del fatto che la pianta che egli tiene in mano dimostra proprio la zona dell’altar maggiore della chiesa.
A partire dagli anni Settanta, in accordo con la riforma classicista dello stile e con il rinnovamento del gusto che a Roma e da Roma venivano diffondendosi capillarmente anche in seno alla pittura sacra, il linguaggio del Labruzzi andò rarefacendosi sul piano stilistico e compositivo.
In sintonia con la cerchia di artisti che operarono per la committenza di papa Pio VI, in particolare Antonio Concioli e Antonio Cavallucci, nel corso degli anni Ottanta la sua pittura venne sempre più drammatizzandosi, aprendosi a una tavolozza dai toni accessi e terrosi – identico percorso cromatico di Domenico Corvi – e a inquiete fisionomie dagli accenti di enfatico espressionismo.
Dell’attività ritrattistica del Labruzzi, indubbiamente riconducibile alla definizione del ritratto ufficiale codificata da Batoni nel secondo Settecento, il primo esempio conosciuto in ordine di tempo è quello dell’inglese Sir James Bland Burges (firmato e datato 1774: già presso la Cohen Gallery di Londra, ripr. in Busiri Vici, 1975). Al 1779 risalgono la nota effigie post mortem di Giambattista Piranesi (Museo di Roma) e quella dello scultore Vincenzo Pacetti eseguita per le collezioni dell’Accademia di S. Luca, ove tuttora si conserva. Intorno al 1780 è databile anche il ritratto di William Hadfield degli Uffizi, forse il più intenso e profondo – insieme con quello piranesiano – del corpus ritrattistico del Labruzzi. Del 1794 è invece il ritratto della pastorella Amarilli Etrusca (la poetessa lucchese Teresa Bandettini Landucci), commissionato per farne dono all’Accademia dell’Arcadia il 2 marzo di quell’anno in occasione del suo ricevimento nel Bosco Parrasio (Museo di Roma).
Alla luce di quanto sopra e conoscendo la datazione della costruzione della Chiesa di San Michele Arcangelo a Castel Madama nel 1775, possiamo sottolineare con ragionevole certezza che il dipinto è stato eseguito tra il 1770 ed il 1780, inserendosi di diritto tra le prime importanti opere note del pittore romano.

 

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