Louis Charles EYMAR
Questo ritratto, realizzato nel 1918, rappresenta una delle prove più raffinate dell’arte di Louis Charles Eymar, pittore francese ricercato e originale, non molto noto al grande pubblico ma capace di inserirsi a pieno titolo nel clima della ritrattistica europea del primo dopoguerra. Giovanissimo si avvicina alla letteratura d’avanguardia, grazie all’amicizia con Valéry Larbaud, ma trova presto nel colore la sua vera vocazione. Dopo anni di sperimentazione sulla materia, sviluppa un saper fare pittorico tale da eguagliare i grandi maestri del disegno. Un critico lo descrive come “stilista singolare, certamente vicino a Toulouse-Lautrec nei soggetti e a Raoul Dufy nel modo stenografico di cogliere il dettaglio essenziale”[1]. A testimonianza del valore della sua opera grafica, molti suoi disegni e acquerelli sono oggi conservati a Montpellier al Museo Fabre e a Parigi al Centre Pompidou, tra cui Femme en bleu, Femme en rose, Femme à sa toilette e Deux femmes à la campagne, realizzati in diverse tecniche su carta (grafite e acquerello).
La tela ritrae una giovane donna dal portamento ieratico, sua moglie Madeleine,avvolta in uno scialle chiaro ricamato che fa da contrasto con il fondo a righe verticali. La composizione frontale e il taglio ravvicinato, insieme alla fissità dello sguardo, richiamano la lezione di Félix Vallotton e, più in generale, la ritrattistica sintetica della scuola dei Nabis, in cui la psicologia del soggetto si esprime attraverso la tensione formale e il controllo delle masse cromatiche. Louis Charles Eymar, come Vallotton, privilegia la linearità del disegno, un impianto frontale e una tavolozza calibrata, traducendo la complessità interiore del soggetto in forme essenziali e controllate. Particolarmente significativo è lo sfondo a righe, che riprende un motivo tipico dei ritratti e degli interni borghesi vallottoniani. In questo contesto, le righe non sono un semplice fondale decorativo, ma accentuano la fissità della figura e amplificano l’effetto di sospensione, creando un dialogo silenzioso con la tradizione francese post-impressionista.
La resa del volto, definita da un disegno netto e da un modellato asciutto, richiama la tradizione italiana del primo Rinascimento, da Piero della Francesca a Domenico Ghirlandaio, avvicinando l’opera al clima europeo del “ritorno all’ordine”, tipico del difficile periodo successivo alla Grande Guerra. L’opera ricorda per certi versi alcuni lavori di Felice Casorati condividendo con lui un linguaggio pittorico fondato sulla frontalità e sulla fissità delle figure, elementi che conferiscono alle loro opere un’aura ieratica e sospesa. Sul retro del telaio è visibile un timbro ovale con l’ancora e il caduceo, marchio storico della Lefranc Bourgeois (adottato dal 1880), che attesta l’uso di materiali professionali francesi d’epoca.