Vito TIMMEL
98 x 88 cm (with the frame)
Provenienza
Collezione privata, Guayaquil, Ecuador; Collezione privata.
Mostre
Quadriennale Esposizione Nazionale di Belle Arti, Castello del Valentino, Torino, 1923, sala XIII, n. 657; Mostra personale, Trieste, Galleria Michelazzi, 1937; Vito Timmel 1886-1949, Trieste, Sala d’Arte di Palazzo Costanzi, luglio-agosto 1978.
Bibliografia
La Quadriennale. Catalogo, Società Promotrice delle Belle Arti, Castello del Valentino, Torino 1923; pag. 58, n. 657; “Il Piccolo”, quotidiano di Trieste, 21.5.1937; Vito Timmel 1886-1949, catalogo della mostra presso Sala d’Arte di Palazzo Costanzi, Trieste, 1978; Franca Marri, Vito Timmel, Nuova Collana d’Arte della Fondazione CR Trieste, 2005, pag. 41, fig. 32, cat. 28.
Elegante esponente della Secessione viennese, artista estroso e altamente volubile, Vito Timmel dipinge ritratti e paesaggi post-impressionisti con colori intensi e luci di grande effetto ottico alternando lo stile naïf a quello secessionista. Timmel è stato un artista fortemente apprezzato dalla critica del tempo. L’originalità del suo segno, l’accento nordico, la forza espressiva del suo stile certamente vanno ricollegate alla formazione viennese, alla frequentazione dell’ambiente secessionista, ai compagni di studio all’Accademia delle Belle Arti di Vienna tra cui Gerstl, Kokoschka e Schiele e soprattutto al suo maestro tanto ammirato, Gustav Klimt. Come Klimt, Timmel dimostra di saper fondere diverse suggestioni, eterogenee e apparentemente contraddittorie, che vanno dall’arte bizantina all’arte giapponese e all’arte decorativa orientale in genere, senza rinunciare ad un rigore compositivo di derivazione classica, a influssi letterari, mitologici e musicali.
Intorno al 1915 nella pittura e nella grafica di Timmel compaiono le prime Amazzoni, figure femminili dagli ampi cappelli, le signore col cane che affascinano l’occhio dello spettatore attraverso la ricchezza decorativa in cui vengono immerse, le pose intenzionalmente spavalde, provocanti e seducenti, gli abiti alla moda con cui vengono vestite. In particolare vestiti a righe bianco-nere rimandano nuovamente a Vienna, allo Jugendstil[1] e ai “vestiti artistici” disegnati da Kolo Moser e dallo stesso Gustav Klimt.
«Tra queste, particolarmente significativa risulta essere un’Amazzone (1915) dai capelli rossi, colta di schiena, in un abito nero dai riflessi blu, rossi e bruni che le lascia scoperte le spalle: l’opera verrà esposta e riprodotta in catalogo alla Quadriennale di Torino del 1923.
La stessa affascinante figura femminile dai capelli rossi, col medesimo abito nero cangiante ricompare in un dipinto successivo (1916), questa volta in una posa frontale, leggermente di tre quarti, che rivela l’audace décolleté. I motivi geometrici e floreali di chiara derivazione Jugendstil fanno da contrappunto al colore e alle ampie pieghe del vestito.» [2]
Amazzone, 1916
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